scelte alimentari

1. Onnivoro o…?

ONNIVORO, O…?

Onnivoro o Vegetariano
Crudista o Vegano?
Flexitariano o Fruttariano?

Tentiamo di analizzare le nostre scelte alimentari

Mangiare o non mangiare la carne (e spesso anche gli altri cibi di origine animale) è uno dei problemi più dibattuti nella nostra società (in particolare nella società industriale occidentale).

Tante sono le domande che ci facciamo continuamente:
Prima di tutto, perché alcuni smettono di mangiare la carne?
E poi, è veramente naturale mangiare la carne e gli altri cibi animali? O è sempre una scelta?
Ed è una scelta consapevole, ragionata, che si basa su elementi scientifici e/o di benessere, o è solo un’abitudine?
Gli uomini primitivi mangiavano sempre carne e quindi è giusto continuare questa tradizione? Oppure è giusto cambiare come nel tempo abbiamo cambiato tanti altri metodi di comportamento?

Cercherò di fornire le mie risposte a queste e ad altre domande sulla scelte alimentari umane.

L’istinto ci spinge a mangiare la carne e tutti i prodotti animali. Questa nostra decisione istintiva ci viene poi legittimata dalla tradizione: è comunemente accettato che gli uomini primitivi fossero carnivori, si cibassero essenzialmente di carne e prodotti animali.
In realtà questa convinzione non è propriamente accertata, non sappiamo con sicurezza se i primitivi mangiassero più prodotti animali che vegetali. Infatti i resti ossei animali utilizzati per cibarsi spesso si sono conservati; non si può certo dire lo stesso dei prodotti vegetali che si deperiscono più facilmente con il tempo.
Ma, comunque sia, anche accettando la teoria che gli uomini primitivi fossero essenzialmente carnivori, che la tradizione antica fosse quella dell’alimentazione carnivora, questo non ci può portare alla scelta definitiva che sia meglio mangiare carne e prodotti animali.
Lo stesso dicasi per la tesi opposta portata avanti dai vegetariani e dai vegani, cioè che nella maggior parte della storia umana ci siamo alimentati con i vegetali e li abbiamo sempre maggiormente utilizzati, cucinati e trasformati.
Entrambe le teorie sono fondamentalmente errate; si basano essenzialmente sulla tradizione, sulla naturalità delle cose.
Oggi noi sappiamo con precisione come la tradizione sia stata spesso superata dalle ricerche scientifiche, dai progressi economici e culturali; e come la presunta naturalità delle cose non porti obbligatoriamente a risultati giusti: le malattie genetiche e le morti accidentali, i terremoti e le inondazioni, i tifoni, le carestie e le epidemie sono eventi naturali, ma noi non li accettiamo, li combattiamo in tutti i modi. Le comunità scientifiche e sociali, i governi e le popolazioni fanno di tutto per ribellarsi a questi eventi che sono sì naturali, ma che noi vogliamo debellare e attraverso le nostre scelte cerchiamo di minimizzarne i loro effetti dannosi. Le terapie, gli interventi chirurgici, i vaccini, le previsioni del tempo, l’informatica, l’irrigazione e tante altre innovazioni ne sono esempi paradigmatici.
Nell’alimentazione attenersi soltanto alla tradizione e alla naturalità delle cose, sarebbe solo un grosso errore.

E’ qui che interviene la decisionalità dell’essere umano, la scelta.
Ancora oggi non possiamo affermare che è sbagliato mangiare gli animali, né tantomeno i loro prodotti; e non possiamo neppure asserire il contrario, cioè che è giusto mangiare carne e pesce perché rientra bene nella tradizione e perché è naturale.
Al momento possiamo solo dire che mangiare o non mangiare animali è una scelta che ogni essere umano può e deve fare tenendo in conto il proprio istinto e la propria emotività (che lo spingono verso l’una o l’altra strada), la sensibilità, le conoscenze scientifiche, sociali ed economiche, la volontà di benessere, lo stato di salute.
L’istinto spesso ci spinge a mangiare tutto quello che troviamo in natura e quello che la storia ci ha sempre messo nel piatto. Se ci lasciassimo guidare soltanto dall’istinto saremmo tutti onnivori con una certa predilezione per i prodotti animali.

Quando all’istinto si contrappone l’emotività si tende a smettere di mangiare la carne. Nelle diverse accezioni: con scelte tipo il rifiuto di consumare prodotti animali provenienti da allevamenti intensivi; con riduzione graduale del consumo di carne; con la riduzione dell’utilizzo di tutti gli animali uccisi per sfamarci; con l’eliminazione anche dei derivati degli animali; fino alla repulsione di tutta l’oggettistica ricavata da parti o prodotti derivanti da esseri viventi.

In questa strada di rifiuto del consumo di carne animale si inserisce anche la sensibilità individuale che ci spingerà più facilmente a non mangiare carne rispetto al pesce: siamo più vicini ai mammiferi poiché più sensibili ai vitellini, agli agnelli, ai maialini, che non ai pesci. I primi sono più simili a noi soprattutto nell’espressività: un agnello mentre bela ci colpirà maggiormente rispetto ad un luccio di cui non decifriamo l’espressione facciale, che ha lo sguardo fisso, non chiude mai gli occhi (d’altronde i pesci non hanno le palpebre).

Ma sono soltanto le conoscenze scientifiche, sociali ed economiche e la ricerca di benessere e salute che ci possono aiutare nelle nostre scelte alimentari.

1. Le conoscenze scientifiche.
Abbiamo la certezza che i benefici degli alimenti vegetali superano quelli degli alimenti animali. Non sappiamo ancora perfettamente quali siano gli elementi che rendono l’alimentazione prevalentemente vegetale migliore di quella prettamente animale, ma ormai tutti gli scienziati e gli studiosi concordano sui benefici dei cibi vegetali. “Mangiamo sempre cibo vero, non trattato, né conservato a lungo industrialmente, ma consumiamo soprattutto alimenti che provengono dal mondo vegetale!” Possiamo fare a meno dei cibi animali, con l’introduzione del giusto rapporto tra i componenti e con l’integrazione di alcune vitamine; non possiamo fare a meno dei cibi vegetali in particolare nelle loro forme integrali.

2. I presupposti sociali.
L’utilizzo massiccio di carne e pesce ha determinato danni ambientali sempre maggiori con la forte emissione dei gas serra, con l’utilizzo quasi esclusivo di terre destinate al pascolo degli animali da macello e/o alla produzione dei loro mangimi, con la sempre maggiore incidenza di malattie zoonotiche, con l’uso indiscriminato di antibiotici e la conseguente antibiotico-resistenza, con il notevole impatto degli allevamenti sul cambiamento climatico, con la riduzione delle risorse idriche, con l’impoverimento della fauna marina..

3. Le ragioni economiche.
Tutti i danni socio-ambientali si ripercuotono anche sull’economia mondiale e dei singoli stati. Mangiare carne, pesce e derivati animali incide negativamente sui costi non tanto per i prezzi dei prodotti sui mercati, quanto per gli interventi continui che si devono fare per minimizzare i danni socio-economici determinati.

4. La ricerca di benessere e salute.
Le alimentazioni migliori sono quelle che si basano sull’uso di cibo non industriale (cibo vero), che utilizzano maggiormente i cibi vegetali, in particolare quelli integrali, non raffinati industrialmente, relegando l’uso dei prodotti animali a forme di supporto. La carne va utilizzata con parsimonia scegliendo parti di animali allevati liberi al pascolo e pesce pescato libero nei mari.


Tutte queste considerazioni non possono che spingere l’uomo razionale e che tiene al destino del pianeta, dell’essere umano e di sé stesso verso le scelte alimentari riassunte nelle solite 12 regole:

mangiamo cibo vero,
con moderazione,
con acqua abbondante,
senza bibite,
principalmente vegetale,
sempre integrale,
abbastanza pesce pescato,
poca carne e uova da animali liberi,
raramente cereali raffinati,
sporadicamente latticini,
poco zucchero integrale di canna,
in convivialità e con gusto.


Come possiamo classificare l’individuo in base alla sua alimentazione?

Un italiano alla ricerca del segreto vincente dell'Homo Sapiens - Tiscali Notizie   L’evoluzione dell’Homo Sapiens

Onnivoro. Colui che mangia tutto; può mangiare sia i cibi vegetali, che quelli animali, sia i cibi crudi, che quelli cotti.

Flexitariano. E’ colui che è flessibile nella propria alimentazione anche se preferisce i cibi vegetali, mentre può consumare una minore quantità di cibo animale. Preferisce gli alimenti naturali a quelli processati industrialmente.

Pescetariano. Assume i prodotti vegetali, ma anche il pesce e i suoi derivati e di solito anche le uova e i latticini. Esclude sempre la carne e tutti i suoi derivati.

Vegetariano. E’ colui che mangia tutti i cibi che vengono dal mondo vegetale, esclude completamente le carni e i pesci, accetta di mangiare uova e latticini. E’ un termine generico con il quale si intende sia il latto-vegetariano, sia l’ovo-vegetariano, sia il latto-ovo-vegetariano e al limite il vegano.

Latto-ovo-vegetariano. E’ colui che oltre ai cibi vegetali, mangia i prodotti animali ad esclusione delle carni e dei pesci.

Latto-vegetariano. Mangia tutti i cibi vegetali, ma anche latte e latticini. Esclude carne, pesce e uova.

Ovo-vegetariano. Oltre ai prodotti vegetali accetta solo le uova e tutti i derivati. Esclude carne, pesce, latte e latticini.

Vegano. E’ colui che esclude qualsiasi alimento animale, qualsiasi derivato da prodotti animali, ma esclude anche oggetti d’uso quotidiano che provengono direttamente o per lavorazione o sfruttamento dagli animali (pellami, integratori di origine animale, oggetti imbevuti di cera d’api, cosmetici, vernici e porcellane..).

Fruttariano. Assume solo frutta e ortaggi che possono essere considerati frutti (pomodori, melanzane, peperoni..).

Crudista. Mangia solo prodotti crudi, sia animali, che vegetali e comunque prodotti che non siano stati trattati a temperature superiori ai 42°.

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