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5. Il caffè

IL CAFFE’

• Caffè,
• Caffè Decaffeinato
• Caffè d’orzo
• Caffè di Cicoria

Il Caffè

Il caffè (dall’arabo قهوة, qahwa, it. bevanda stimolante) è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, parte della famiglia botanica delle Rubiacee, un gruppo di angiosperme che comprende oltre 600 generi e 13.500 specie.

Quante varietà di caffè esistono?
Quando si parla di varietà di caffè di solito si pensa alla Arabica, Robusta (qui le differenze), e alla Liberica. In realtà al mondo esistono innumerevoli tipi di caffè (all’interno del genere Coffea sono identificate e descritte oltre 100 specie), ma dal punto di vista commerciale sono circa dieci le varietà più note.
Cosa cambia tra una varietà di caffè e l’altra?
Tra un tipo di caffè e l’altro cambia sicuramente il gusto, più o meno forte e dal diverso aroma; il contenuto di caffeina che può essere maggiore o minore; l’adattabilità a diversi climi e terreni. Anche l’altitudine di coltivazione influisce molto sulla produzione di una varietà di caffè e l’altra, infatti alcuni tipi prediligono quelle ad alta quota (come l’arabica), altre meno.
Alcune tipologie di caffè sono presenti in natura, nelle proprie zone di origine, ma è anche vero che molte altre sono invece state coltivate e create artificialmente.
Vediamo dunque tutte le tipologie di caffè presenti al momento in commercio e quali sono le principali differenze tra loro.

Le tipologie di caffè a confronto:

Varietà Arabica
La qualità di caffè Arabica è una delle più note e consumate al mondo. E’ anche la specie che è stata utilizzata per prima per fare il caffè. Ha un contenuto minore di caffeina rispetto ad altre specie in commercio.
L’Arabica è originaria dell’Etiopia, del Sudan, e del Kenya settentrionale, ma è oramai coltivata anche in Arabia, in Brasile.
Le piante di Arabica crescono soprattutto in zone ad alta quota (tra i 1000 e 2000 metri) e in terreni molto ricchi di minerali
Varietà Robusta
La coltivazione della varietà di caffè Robusta è cominciata solo nell’800. E’ una delle più vendute in commercio anche perché più economica in quanto cresce facilmente in zone a quote inferiori ai 700 metri.
È originaria dell’Africa tropicale ma coltivata oramai in diversi paesi grazie al minor costo che richiede l’impianto e alla resistenza alle malattie.
La robusta presenta una maggiore quantità di caffeina rispetto all’Arabica e presenta un aroma più amaro e forte
Varietà Liberica
La varietà Liberica è un po’ meno diffusa commercialmente ma molto utilizzata per ottenere nuove tipologie di caffè mediante incrocio. È originaria della Liberia, ma coltivata oggi soprattutto in Indonesia e nelle Filippine. E’ una pianta molto resistente ai parassiti che richiede molta acqua e temperature elevate.
La Liberica sebbene sia qualitativamente inferiore rispetto alle altre è una varietà dal sapore molto aromatizzato.
Varietà Excelsea
È stata scoperta nel 1903 in Africa e viene considerata una qualità molto promettente in quanto molto resistente a malattie e siccità. I chicchi di Excelsea danno un caffè molto profumato, simile all’Arabica.
Poco dopo la sua scoperta gli esperti hanno definito l’Excelsea una semplice varietà della Liberica, tuttavia ancora viene trattata come una tipologia a sé.
Varietà Racemosa
Con la Racemosa iniziamo la rassegna delle specie di caffè meno note.
La Racemosa è una varietà di caffè molto rara, originaria del Mozambico, che cresce sulle coste selvagge, sulle rive dei fiumi e superfici rocciose. La Racemosa è una delle poche varietà di caffè che parte con un bassissimo contenuto di caffeina lo 0,38% e viene quindi classificata come qualità senza caffeina.
La Racemosa ha un aroma che richiama diversi sapori tra cui la menta, la liquirizia, e il legno. Nonostante il suo sapore amaro è inaspettatamente leggero.
Varietà Stenophylla
La Stenophylla è una varietà di caffè quasi scomparsa poiché poco conveniente commercialmente. Il motivo è molto semplice, la Stenophylla impiega circa 9 anni per maturare e fare i frutti, cinque anni in più rispetto alla qualità Robusta e due all’Arabica. E’ originaria dell’Africa occidentale e dà un caffè dal sapore paragonabile al tè.
Varietà Mauritiana
Originaria delle Mauritius viene considerata una delle più promettenti al momento.
Il suo gusto è deciso e amaro ma dal profumo estremamente inebriante.

Oltre a queste varietà che vanno dalle più note alle meno note, ne troviamo molte altre tra cui la Dewevrei dal Congo, la Abeokutoe dalla Costa d’Avorio, la Congencis sempre dal Congo.

Curiosità

• una tazzina di caffè amaro contiene circa 2 calorie;
• una tazzina di caffè amaro macchiato con latte ne contiene 10;
• un caffè con un cucchiaino di zucchero apporta circa 20 calorie;
• il contenuto in caffeina del caffè varia in base ai metodi di preparazione (è inferiore nel solubile, intermedio nell’espresso, elevato nella moka tradizionale e massimo nel caffè non filtrato o ottenuto con percolazione gravimetrica (napoletana);
• il contenuto in caffeina del caffè varia in base alla qualità della materia prima (tra le specie più conosciute è minimo nella Coffea humboltiana, intermedio nella Coffea arabica e massimo nella Coffea robusta);
• un atleta risulta positivo ai controlli antidoping quando la concentrazione di caffeina nelle sue urine supera i 0.012 mg/ml (= 12 mcg/ml). Non è facile stabilire con esattezza quale sia la dose di assunzione in grado di far superare tale soglia. In genere si consiglia di non assumere più di 6-8 tazzine di caffè espresso o due tre tazze di caffè tradizionale, nelle tre ore precedenti la competizione.

Bere caffè fa bene o fa male alla salute?

Molte ricerche si sono fatte al fine di dare una risposta chiara alla domanda. Il caffè ha sempre incontrato critici ma anche estimatori.
In genere la sostanza accusata come dannosa è la caffeina, cioè il componente farmacologicamente attivo con azione stimolante a livello del sistema nervoso centrale, ma molte indagini sono state fatte anche per determinare l’influenza dei grassi contenuti nel caffè. Uno degli effetti della caffeina, apprezzato specialmente nei momenti di stanchezza, è lo stimolo che la sostanza determina sull’attività cerebrale inducendo una migliore capacità di apprendimento, di associazione di idee e di memorizzazione. Non per niente si beve il caffè in certe ore della giornata proprio per ottenere un rilancio del rendimento.
Ma quando non è indicato assumere il caffè con la caffeina:
• In alcuni casi è consigliato l’uso del decaffeinato piuttosto che quello del caffè normale, per esempio per chi soffre di ulcere (per la stimolazione della secrezione gastrica) o per chi ha gravi problemi cardiologici.
• In gravidanza bisogna bere poco caffè proprio per l’effetto biologico della caffeina. Più caffè si assume più aumentano gli eventuali rischi della caffeina che, legandosi con le proteine plasmatiche, si distribuisce velocemente nei liquidi e nei tessuti oltrepassando facilmente la placenta; il nascituro è quindi esposto al suo effetto già durante la vita uterina.
• Per quanto riguarda le sostanze grasse, alcune indagini condotte hanno evidenziato che il caffè, ottenuto con il metodo della filtrazione, come si usa in Italia, non altera il livello di colesterolo. Ricerche eseguite in Norvegia hanno invece mostrato un rapporto tra consumo di caffè bollito e livelli ematici di colesterolo, specialmente la frazione di LDL. Il metodo di preparazione è responsabile della diversità dei dati, a causa di alcuni componenti dei grassi del caffè che passano in quello bollito, ma non in quello filtrato.
Bere il caffè in genere non fa male, anzi aiuta a farci sentire più vigili e attivi, migliora la digestione stimolando la secrezione gastrica. Certo l’abuso non è mai consigliato così come non è opportuno il consumo quando esistono problemi di salute, oppure in particolari stati fisiologici (gravidanza) o emotivi.
In condizioni di normalità bere il caffè è un piacere che può essere gustato fino in fondo, specialmente se si tratta di un espresso.

Il consiglio di

 

Un consumo moderato (3-4 tazzine al giorno) risulta associato a una riduzione del rischio cardiovascolare.
Prudenza se si è ipertesi.

È un piacere quotidiano, che in Italia non sembra conoscere crisi.
Il caffè è una bevanda popolare lungo tutta la Penisola: c’è chi lo sorseggia bollente al mattino e chi non se ne dimentica nemmeno dopo cena.
Diversi i risultati ottenuti, accomunati da una conclusione: se non si va oltre il limite di cinque tazzine di caffè al giorno, diversi possono essere i benefici per l’organismo.
Negli ultimi anni il caffè è stato studiato anche per valutare i suoi effetti sulla salute.
Le notizie sul legame tra caffè e cancro sono frequenti e spesso contrastanti. Alla fine il caffè fa bene o fa male?
Il caffè è senza dubbio una delle bevande più amate e consumate al mondo, ma la grande varietà di modi in cui lo si consuma rende complesso studiarne il legame con tumori o altre patologie.
Secondo i dati riportati nel documento WCRF/AICR il consumo di caffè si associa a una probabile riduzione del rischio di tumore del fegato e dell’endometrio, mentre il beneficio in termini di tumore di cavo orale, faringe e laringe è sostenuto da prove più limitate.

Il caffè dà una marcia in più perché tiene a freno una sostanza – l’adenosina – che ci rende sonnolenti.

Conclusioni

• Non ci sono dimostrazioni che il caffè sia una sostanza che influisca negativamente sulla salute di una persona sana.
• Anzi alcuni studi sembrano dimostrare un buon effetto del caffè sulla prevenzione di alcune malattie degenerative (Alzheimer e Parkinson).
• Non c’è evidenza che il caffè possa determinare un aumento del rischio tumorale, anzi nei tumori di fegato ed endometrio sembra associarsi a una sua probabile riduzione.

I soggetti nei quali non è indicato l’uso del caffè con la caffeina sono i seguenti:
• Gravidanza
• Bambini
• Cardiopatici (quando l’aumento della frequenza cardiaca può incidere negativamente sulla loro salute: cardiopatia ischemica, tachicardia, aritmie)
• Soggetti con gastriti, ulcera, dispepsia, malattia da reflusso (per la stimolazione sulla secrezione gastrica)

Il Caffè decaffeinato

Cos’è – Fa bene o fa male?
Negli anni si è cercato di ridurre o togliere completamente la caffeina (la sostanza sicuramente causa dei disturbi più importanti del caffè, ma anche sostanza utile in alcuni processi benevoli.
Come si toglie la caffeina?
Chi si chiede se il caffè decaffeinato fa male, in genere guarda con diffidenza i metodi industriali impiegati per togliere la sostanza stimolante. Nella miscela arabica tradizionale, la caffeina non supera l’1,5%, mentre nel caso della robusta – meno pregiata – il contenuto può arrivare al 4%. Il deca, a prescindere dalla tipologia di partenza, non deve contenere più dello 0,1% di caffeina. Le tecniche per ridurre la presenza di questo alcaloide – praticate sempre prima della torrefazione dei chicchi – si differenziano fra loro, soprattutto per le sostanze impiegate. Eccole elencate e descritte singolarmente.
1. Diclorometano. Si tratta del metodo più tradizionale, oggi superato e sostituito dai procedimenti descritti in seguito. Questo sistema prevede un bagno in acqua per favorire l’aumento di volume dei chicchi, seguito da una sorta di lavaggio con diclorometano, per privare i chicchi dalla caffeina senza alterare significativamente gli aromi. L’impiego di questo solvente organico – talvolta rimpiazzato da acetato di etile, sostanza con caratteristiche simili – è in fase di declino, perché attualmente si prediligono procedimenti ritenuti più sicuri sul piano della salute. Le teorie secondo le quali il caffè decaffeinato fa male puntano l’indice soprattutto contro questo metodo. Ad ogni modo, le elevate temperature a cui vengono sottoposti i chicchi durante la tostatura fanno evaporare completamente i solventi impiegati, che di conseguenza non lasciano residui.
2. Acqua. I grani di caffè verde vengono immersi in acqua riscaldata, che viene poi filtrata con carboni attivi, per bloccare la caffeina lasciando permeare le altre sostanze. Fra i tre metodi, questo è probabilmente il più semplice, ma anche il più invasivo. L’acqua calda, infatti, abbatte significativamente la ricchezza organolettica del caffè, dilavando anche le sostanze aromatiche e danneggiando i chicchi.
3. Anidride carbonica. Si tratta certamente del metodo più complesso, che necessita di impianti particolari e livelli di pressione molto elevati. Attualmente, tuttavia, questo è anche il sistema nettamente più diffuso. Questa tecnica sfrutta la variazione degli stati dell’anidride carbonica, da liquida a gassosa, che diventa un solvente naturale per la caffeina. Il processo inizia con un trattamento a vapore dei chicchi, che raggiungono un tasso di umidità del 30-50%. Successivamente, i grani vengono inseriti in un cilindro di estrazione, dove vengono trattati con la CO2 in stato “supercritico”, condizione per la quale sono necessari specifici livelli di pressione e temperatura. L’anidride carbonica estrae la caffeina selettivamente, riuscendo a diffondersi come un gas e mantenendo le proprietà solventi dei liquidi. La caffeina, in seguito, viene purificata e impiegata nell’industria chimica, alimentare e farmaceutica. Il caffè decaffeinato, alla fine del trattamento, viene essiccato. I vantaggi sono notevoli: non si impiegano solventi e gli aromi originari del caffè non subiscono danni rilevanti.
Nelle confezioni di caffè decaffeinato talvolta non è indicato il procedimento estrattivo. Come detto, però, la tecnica oggi più diffusa è quella dell’anidride carbonica.
Il caffè decaffeinato fa male?
Anche se i dubbi sulla salubrità del decaffeinato sono abbastanza diffusi, bisogna subito precisare che il caffè decaffeinato non fa male. I metodi estrattivi – specialmente la più diffusa tecnica dell’anidride carbonica – sono innocui per l’organismo. Nessun ente per la salute pubblica ha mai evidenziato problematiche significative dal punto di vista epidemiologico e sanitario. Risultano infondati i presunti effetti negativi sul colesterolo e sul sistema cardiovascolare.
Le controindicazioni
Le controindicazioni di questa bevanda sono pressoché simili a quelle del normale caffè. Anche il caffè decaffeinato, quindi, fa male in presenza di reflusso gastrico e gastrite. Chi è particolarmente sensibile o intollerante alla caffeina dovrebbe fare a meno anche del deca, che comunque non è totalmente privo della sostanza. Nei cardiopatici non gravi, se non hanno particolari aritmie, è molto meglio tollerato del caffè con caffeina. Durante la gravidanza è meglio limitare il consumo, che dovrebbe essere sospeso dalla dieta in caso di complicanze.
Quantità da rispettare
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) fissa entro i 400 milligrammi giornalieri la dose di caffeina non dannosa per gli individui sani. Si tratta di una quantità che corrisponde indicativamente a quattro-cinque tazzine di espresso. Anche se il caffè decaffeinato non fa male, l’uso della bevanda non deve essere esagerato. Il ridottissimo contenuto di caffeina non va considerato come un via libera totale. Le tazzine quotidiane di deca, quindi, non dovrebbero superare i limiti validi per il caffè tradizionale.
Togliere la caffeina significa perdere anche le sue proprietà positive. Potremmo dire che questa sostanza è di fatto la parte migliore del caffè. Nell’uso comune, peraltro, è spesso la ragione stessa del consumo della bevanda. Privare il caffè dalla caffeina significa che della bevanda rimane soltanto il gusto. Da un punto di vista estremamente razionale, quindi, per evitare l’effetto stimolante si potrebbe anche fare a meno del caffè.”

In conclusione possiamo dire:
“Il caffè decaffeinato non fa male e non si corre nessun rischio a berlo. Il metodo di decaffeinizzazione oggi più diffuso è quello dell’anidride carbonica, che è assolutamente sicuro. Tuttavia, il decaffeinato non è altro che un escamotage per assecondare le nostre abitudini e il piacere sensoriale. In questo senso, la nutrizione viene in secondo piano”.

Il Caffè d’orzo

Ospite fisso nei bar italiani, il caffè d’orzo è una bevanda che ormai è diffusa e largamente consumata non solo nel nostro paese ma anche all’estero.
L’origine di tale prodotto risale alla seconda guerra mondiale: in quella così difficile situazione infatti, il costo del classico caffè era lievitato alle stelle diventando praticamente introvabile. Questo era dovuto a causa dell’embargo a seguito della guerra d’Etiopia e si è dunque pensato di creare un surrogato facile da produrre e decisamente più economico.
Curiosamente, mentre dopo il secondo conflitto mondiale il suo consumo è andato via via riducendosi sul territorio europeo, in Italia la bevanda si è invece gradualmente ritagliata un posto di tutto rispetto nel cuore dei consumatori.
L’orzo, in quanto pianta, ha una origine controversa. Alcuni lo attribuiscono alla regione del Tibet, mentre altri l’identificano in Oriente, più precisamente nell’area compresa nelle attuali Israele, Giordania, Siria e nella parte sud dell’Anatolia. È quasi certo che sia la più antica forma vegetale che l’uomo primitivo abbia iniziato a coltivare circa 10.000 anni fa. Greci e Romani si alimentavano prevalentemente d’orzo (pane e zuppe), e ancora nel I secolo Plinio il Vecchio poteva raccontare che nelle città greche i gladiatori erano alimentati con l’orzo.
Successivamente questo cereale dall’alto potere nutritivo perse la sua centralità alimentare per l’affermarsi del frumento, più adatto alla panificazione (grazie al maggior contenuto di glutine) e più digeribile.
Da necessità a scelta volontaria, il caffè d’orzo è poi progressivamente stato adottato da un gran numero di persone. Motivo? La totale assenza di caffeina è un fattore determinante nella sua diffusione. Prima della distribuzione sul mercato del caffè decaffeinato, l’orzo era infatti una delle poche alternative valide alla regina dei nostri bar, in quanto manteneva quella sensazione appagante di gustare la classica bevanda.

Conclusioni

1. Non fa male.
2. Non ha alcuno degli effetti indesiderati del caffè con caffeina.
3. Ha un gusto gradevole, spesso simile al classico caffè, di solito più dolce.
4. Non ha neppure gli effetti positivi del caffè con caffeina sull’umore e sulla veglia.
5. È equiparabile a una gradita tisana.

Il Caffè di cicoria

Cos’è il caffè di cicoria?
Il caffè di cicoria è una bevanda ricavata dall’infusione ad alta temperatura della polvere di radice di cicoria tostata. Cicoria è un termine generico; vengono definite tali vare piante erbacee della Famiglia Asteraceae (Compositae), Genere Cichorium, ma la specie utilizzata per la bevanda in questione è la intybus. Caffè di cicoria è in realtà una dicitura impropria. Caffè è il nome comune delle piante appartenenti al Genere Coffea solitamente utilizzate per la produzione delle bevande tradizionalmente definite tali.
Oggi, il caffè di cicoria è considerato un prodotto tipico statunitense e in particolare della città di New Orleans – Louisiana. Tuttavia, non solo non fu un americano ad inventare il caffè di cicoria, ma la scoperta avvenne migliaia di chilometri più ad est, in Europa, in particolare in Francia.
In Italia questa bevanda divenne popolare solo nel ‘900 e in particolare durante i grossi conflitti bellici, quando ben pochi si potevano permettere l’acquisto di vero caffè.
Il caffè di cicoria ha un apporto calorico nullo o comunque trascurabile. Pare sia invece dotato di proprietà fitoterapiche rilevanti anche se, come spesso accade, molte fonti di divulgazione tendono ad ingigantire o distorcere concetti invece diversamente rilevanti.
Per produrre il caffè, la cicoria – o meglio, la radice – dev’essere prima tostata e poi messa in infusione a caldo.
Foglie e radici della cicoria contengono principi attivi fitoterapici quali: lattoni sesquiterpenici – tra cui le sostanze amaricanti – polifenoli – soprattutto flavonoidi – acidi organici, idrossicumarine e fibre alimentari solubili – inulina.

Caffè di cicoria, vantaggi
Il caffè di cicoria offre alcuni vantaggi:
1. È senza caffeina: nessuna sostanza eccitante è presente in questa bevanda e dunque si può sorseggiare tranquillamente più volte al giorno e anche la sera senza rischiare nervosismo o insonnia.
2. Possono berlo anche i bambini: mentre per i più piccoli il classico caffè è sconsigliato si può utilizzare in alternativa la bevanda d’orzo oppure questa a base di cicoria magari dolcificata o aggiunta al latte.
3. Ha un sapore gradevole: nonostante bere cicoria possa inizialmente spaventare, in realtà il caffè che si ricava da questa pianta è di sapore gradevole e non ricorda quello delle radici o della verdura così com’è.

Caffè di cicoria, benefici
Il caffè di cicoria è un’ottima bevanda anche in quanto a benefici.
o Ovviamente le proprietà di questo particolare caffè sono dovute proprio al fatto che per prepararlo si utilizza la cicoria, un’erba amara ricca di potenzialità per la salute.
o Sali minerali, fibre e antiossidanti: il caffè di cicoria è un concentrato di sostanze fondamentali per il benessere del nostro organismo.
o Aiuta la digestione: la cicoria favorisce la digestione, assumere questa bevanda dopo un pasto, soprattutto se ricco di grassi, può contribuire a rendere più facile il lavoro dello stomaco.
o Aiuta il lavoro del fegato: poiché si tratta di un’erba amara la cicoria sostiene anche il fegato nel suo processo di disintossicazione.
o Favorisce il benessere intestinale: il caffè di cicoria agisce positivamente sia sulla flora batterica che, grazie alla presenza di fibre, sulla regolarità intestinale.
o Sostiene il sistema immunitario: grazie a tutte le azioni precedenti, questa bevanda aiuta anche il sistema immunitario a mantenersi forte.
o Aiuta a tenere a bada la glicemia: vista la presenza di fibre questa bevanda può aiutare anche a mantenere nei giusti livelli gli zuccheri presenti nel sangue.

Caffè di cicoria, come si prepara e quale scegliere
Esistono in commercio vari tipi di caffè di cicoria, quello solubile e la versione adatta alla moka. Nel primo caso basta immergere la polvere in acqua calda (oppure all’interno di latte o bevande vegetali) e scioglierla girando piano piano, nel secondo caso invece bisogna riempire la moka con il preparato ma non fino in cima come si farebbe per il normale caffè, solo poco più di metà dell’apposito filtro.
Un’altra alternativa è quella di preparare il caffè di cicoria come fosse una tisana, facendo bollire le radici per pochi minuti in un pentolino d’acqua. Ovviamente in questo caso prima di bere è necessario filtrare.
Una volta pronto il vostro caffè potete berlo così com’è oppure renderlo più dolce con l’aggiunta di un po’ di zucchero di canna integrale, miele, zucchero di cocco o altri dolcificanti naturali.
Quale scegliere? Molto dipende da voi. Se il vostro intento è portarlo in ufficio vi conviene probabilmente scegliere la variante solubile più pratica da utilizzare e disponibile anche già porzionata in bustine. A casa invece potreste non aver perso l’abitudine di preparare il vostro vecchio caffè, in questo caso potete scegliere la moka ogni volta che volete gustare la bevanda di cicoria.
Vi suggeriamo comunque sempre di prediligere caffè di cicoria proveniente da agricoltura biologica.

Caffè di cicoria, controindicazioni
Sono molto poche le controindicazioni al consumo di questa bevanda. Sconsigliata solo in gravidanza (può generare contrazioni uterine). Attenzione anche in caso si soffra di ulcere o gastrite. In caso di dubbi meglio sempre chiedere un parere al proprio medico.

 

Indicazioni e controindicazioni all’uso dei vari tipi di caffè

Caffè.

– Il caffè è un piacere quotidiano; è una delle bevande più amate al mondo e la più apprezzata in Italia.
– Migliora l’umore, aiuta il risveglio e fornisce una carica positiva per svolgere al meglio le proprie attività.
– Sembra dimostrare un buon effetto sulla prevenzione di alcune malattie degenerative (Alzheimer e Parkinson).
– Si associa a una probabile riduzione del rischio di tumore del fegato e dell’endometrio.
– Non ci sono particolari controindicazioni all’uso del caffè nelle persone sane.
Solo nei casi sottoelencati non ne è indicato l’uso:
– Gravidanza
– Bambini
– Cardiopatici (quando l’aumento della frequenza cardiaca può incidere negativamente sulla loro salute: cardiopatia ischemica, tachicardia, aritmie)
– Soggetti con gastriti, ulcera, dispepsia, malattia da reflusso (per la stimolazione sulla secrezione gastrica).

Caffè decaffeinato.

– Non contiene che piccole tracce di caffeina e per questo è maggiormente indicato nei soggetti sopramenzionati.
– Non ci sono prove che faccia male.
– Presenta comunque controindicazioni all’uso simili a quelle del caffè escluso il problema della caffeina.
– Sicuramente non presenta il gusto del caffè con caffeina anche se ultimamente è molto migliorato.

Caffè d’orzo.

– Non fa male.
– Non ha alcuno degli effetti indesiderati del caffè con caffeina non contenendola per nulla.
– Ha un gusto gradevole, spesso simile al classico caffè, di solito più dolce.
– Non ha gli effetti positivi del caffè con caffeina sull’umore e sulla veglia.
– È equiparabile a una gradita tisana.

Caffè di cicoria.

– Non contiene caffeina.
– Non fa male.
– Presenta proprietà legate alla presenza di fitonutrienti e antiossidanti.
– Non ha gli effetti positivi del caffè con caffeina sull’umore e sulla veglia.

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